Switch dei pazienti con disturbo bipolare trattati con clozapina a un altro farmaco antipsicotico: uno studio mirror-image
A cura del Dott. Luca Gallelli
Il disturbo bipolare (BD) si associa ad esacerbazione ricorrente di episodi maniacali, depressi o misti, che conduce al danno funzionale, abuso di sostanze, rischio di suicidio, incidenti e aumento dei costi delle cure.
Malgrado gli antipsicotici siano normalmente utilizzati nel trattamento del BD, la clozapina che ha efficacia dimostrata nel trattamento della mania acuta con psicosi e nel trattamento dei sintomi refrattari associati a BD, non è mai stata approvata per il trattamento del disturbo bipolare.
 
Lo scopo dello studio è stato quello di valutare i rischi e i vantaggi dello switch da clozapina a un altro farmaco antipsicotico in pazienti con BD con depressione maniacale, con ricadute, o con episodi misti.
 
E’ stata effettuato uno studio osservazionale, naturalistico, tipo mirro-image su una coorte di 62 pazienti non ospedalizzati con diagnosi di BD in remissione clinica dopo episodio maniacale grave trattati con clozapina tra il 2012 e il 2014. Dopo il 2014 a causa della variazione del rimborso del costo della clozapina i pazienti potevano scegliere se restare in terapia con clozapina e pagare la somma di 30 €/mese (200 mg/die) o 90 €/mese (600 mg/die) o cambiare antipsicotico. I rischi ed i benefici dello switch ad un altro antipsicotico sono stati spiegati ai pazienti ed ai familiari.
 
I 62 pazienti sono stati seguiti per 4 settimane durante le quali sono state valutate l’aggiunta di nuova terapia (benzodiazepine, stabilizzanti dell’umore, ipnotici o un secondo antipsicotico) e l’efficacia del trattamento
 
End point primario: valutazione dei rischi e dei benefici dello switch della clozapina in pazienti con disturbo bipolare clinicamente controllato.
 
L’efficacia del trattamento è stata valutata da due psichiatri mediante le scale Young Mania Rating Scale (YMRS)a, Montgomery– Åsberg Depression Rating Scale,b e la Clinical Global Impression for Bipolar Disorder (CGI-BP).
 
Dei 62 pazienti inclusi in questo studio, 37 (59,7%) ha continuato la clozapina mentre 25 (40,3%), hanno iniziato un altro antipsicotico scelto dallo psichiatra in base alla propria preferenza (olanzapina (n:3; 14,28%), quetiapina (n:10; 47,61%), risperidone (n:2; 9,52%), aripiprazolo (n:1; 4,76%), aloperidolo (n:4; 19,04%) o amisulpride (n:1; 4,76%)).
 
Il tempo medio in remissione dei sintomi è stato più breve nel gruppo che ha variato terapia rispetto al gruppo trattato con clozapina (9,2±4 mesi vs 13±6 mesi, P=0.018). Ugualmente, il numero di pazienti che hanno presentato una ricaduta è stato più alto nel gruppo che ha cambiato antipsicotico rispetto al gruppo che ha continuato il trattamento con clozapina (n=21 vs n=8, P,0.0001).
Il punteggio medio ottenuto utilizzando la scala YMRS al momento della ricaduta era significativamente più elevato rispetto punteggio ottenuto prima dello switch (31,78 deviazione standard [SD] = 9,72 vs 11,99 SD = 7,29, P< 0,01).
Il punteggio medio ottenuto con la scala CGI-BP al momento del ricovero era simile nei due gruppi (2,3 vs 2,4, rispettivamente). Dopo lo switch, 21 pazienti (13 uomini e 8 donne; 84%) hanno avuto una ricaduta di episodio maniacale che ha richiesto il ricovero in ospedale
 
I risultati dello studio suggeriscono che lo switch da clozapina ad un altro antipsicotico può aumentare il rischio di recidive in pazienti con BD controllata.
 
Parole chiave: antipsicotici, clozapina, disturbo bipolare.
 
Conflitto di interessi:
Gli autori non hanno dichiarato conflitto di interessi.
 
Riferimenti bibliografici
Ifteni et al. Switching bipolar disorder patients treated with clozapine to another antipsychotic medication: a mirror image study. Neuropsychiatric Disease and Treatment 2017:13 201–204
 
Note:
aLa Young Mania Rating Scale - YMRS è una scala di 11 item che esplorano i sintomi chiave della mania, quelli che sono generalmente presenti per tutto il decorso del disturbo, dalle fasi più modeste a quelle più gravi. La valutazione della gravità è fatta sulla base di ciò che il paziente riferisce circa le proprie condizioni nelle ultime 48 ore e dell’osservazione del comportamento fatta dal clinico durante l’intervista (con una relativa priorità per quest’ultima). La scala deve essere usata solo come uno strumento di valutazione quantitativa della mania e non come uno strumento diagnostico. Gli item della scala sono valutati in parte (item 1, 2, 3, 4, 7, 8, 10 e 11) in base ad una scala a 5 punti (da 0-1-2-3-4) ed in parte (item 5, 6, 8 e 9) in base ad una scala con punteggio doppio (0-2-4-6-8) perché i sintomi interessati sono di più difficile valutazione per la scarsa cooperazione dei pazienti in grave stato maniacale.
 
bLa scala MADRS (Montgomery Asberg Depression rating scale) è costituita da 10 items con punteggio che va da 0 a 6 per ciascuno di essi e valuta la gravità dei disturbi dell'umore, della concentrazione, della condizione fisica e dei disturbi del sonno riscontrati negli stati depressivi
 
cLa Clinical Global Impression (CGI) è una scala che valuta le condizioni psichiche globali considerando tre aree: 1. gravità della malattia; 2. miglioramento globale dei sintomi; 3. l'efficacia dei farmaci rapportata ai loro effetti collaterali
Ultimo aggiornamento: 14.04.2017
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