Impiego delle erbe medicinali nel trattamento di patologie cardiovascolari
A cura della Dott.ssa Lara Testai
Circa il 25% dei medicamenti attualmente commercializzati derivano dalle piante utilizzate nella medicina tradizionale, ed è stato osservato che 1 persona su 5 negli Stati Uniti assumerà integratori alimentari a base di derivati vegetali almeno una volta nell’arco della propria vita; queste proporzioni sono ancora più alte nei Paesi in via di sviluppo, per le difficoltà ad acquistare farmaci convenzionali.
La medicina cardiovascolare ha fatto ricorso a molti farmaci provenienti dal regno vegetale, in virtù di fondate review sistematiche che ne hanno dimostrato l’efficacia e la sicurezza, facendole diventare delle pietre angolari nel trattamento di patologie cardiovascolari. Ne sono esempio la digossina e digitossina ottenute dalla Digitalis lanata e purpurea, la reserpina ottenuta dalla Rauwolfia serpentina, l’acido acetilsalicilico ottenuto dalla corteccia di salice.
 
Considerando che il regno vegetale può rappresentare una fonte importante di medicinali da impiegare nel trattamento di diverse patologie cardiovascolari, gli autori di questa review hanno riassunto le evidenze disponibili di efficacia per le erbe medicinali più comunemente consigliate in ambito cardiovascolare, discutendo anche sulla loro sicurezza di impiego.
 
Gli autori hanno selezionato le erbe medicinali con una possibile indicazione per il trattamento di una o più condizioni cardiovascolari tra: ipertensione, scompenso cardiaco, patologie coronariche, dislipidemia, patologie tromboemboliche e patologie alle arterie periferiche; in totale sono state analizzate 10 erbe medicinali, che qui di seguito vengono riassunte in ordine alfabetico.
-AGLIO, è noto per le sue proprietà preventive in ambito cardiovascolare, come nelle infezioni e nel cancro. In particolare si assegna all’aglio la capacità di ridurre la pressione sanguigna, i valori del colesterolo e inibire l’aggregazione piastrinica. Tali effetti vengono confermati dagli studi pre-clinici e si ipotizza che siano legati alla sua capacità di liberare solfuro d’idrogeno (H2S) e di aumentare la liberazione di ossido nitrico (NO) endoteliale. Realmente, effetti sui valori pressori sono stati documentati da diversi trials clinici, senza tuttavia riportare influenze significative sui parametri ematici di glicemia e colesterolo.
-ASIAN GINSENG, usato come adattogeno ed etichettato anche come antiipertensivo, ipolipemizzante ed ipoglicemizzante. I risultati pre-clinici confermano i benefici cardiovascolari, infatti è stato dimostrato che i ginsenosidi sono responsabili dell’aumentata biosintesi di NO; tuttavia una recente meta-analisi, che prende in esame 17 trials clinici randomizzati, non evidenzia significativi effetti sui valori pressori e sui markers ematici di glicemia; sebbene emerga un marcato miglioramento di diversi outcome secondari, quali: glicemia a digiuno, insulina post-prandiale, resistenza all’insulina e lipidemia. E’ stato anche dimostrato che asian ginseng è un induttore del citocromo P450 e quindi è prevedibile che contribuisca a ridurre la biodisponibilità di farmaci co-assunti, quali il warfarin ad esempio.
-ASTRAGALUS, è impiegato nelle patologie da raffreddamento come immunostimolante, ma è stato proposto anche per il trattamento dello scompenso del miocardio e delle coronaropatie. Dall’analisi degli studi pre-clinici tali effetti positivi a livello cardiovascolare sono imputati alla presenza di agenti anti-ossidanti e anti-infiammatori; tuttavia al momento l’analisi dei trials clinici disponibili non permette di stabilirne l’efficacia, visto che nessuno di quelli pubblicati è redatto in lingua inglese.
-BIANCOSPINO, etichettato per il trattamento di diverse patologie cardiovascolari, dallo scompenso cardiaco all’iperlipidemia fino alle aritmie cardiache. L’investigazione sperimentale ha permesso di mettere in luce diversi possibili target d’azione per giustificare la pletora di attività ipotizzate. Attraverso un meccanismo simile agli antiaritmici di classe III potrebbe esercitare gli effetti antiaritmici, l’effetto vasodilatatorio potrebbe essere imputato all’azione sulla biosintesi di NO e all’azione ACE-inibitoria; infine, gli effetti anti-aterosclerotici potrebbero essere spiegati con l’effetto positivo sulla disfunzione endoteliale. Sfortunatamente, accanto alle numerose evidenze pre-cliniche, al momento esistono ancora poche evidenze cliniche, sebbene siano stati dimostrati effetti significativi su valori di pressione sanguigna, specialmente diastolica.
-CARDO MARIANO, impiegato principalmente come rimedio per i disordini epatici e della cistefellea, ma recentemente sono stati ipotizzati anche effetti positivi in patologie cardiovascolari. I meccanismi responsabili degli effetti cardio-protettivi nei confronti del danno da ischemia-riperfusione sono correlati con la capacità di mimare il processo di pre-condizionamento ischemico. Dal punto di vista delle evidenze cliniche, una recente meta-analisi dimostra gli effetti significativi sulla riduzione dell’emoglobina glicata, suggerendo effetti preventivi sul diabete mellito di tipo II.
-GINKGO, usato per il trattamento delle malattie dell’apparato respiratorio e per migliorare le capacità di apprendimento e memoria, viene tenuto in considerazione anche per la sua efficacia nel trattamento delle malattie coronariche. Dagli studi pre-clinici emerge che i ginkgolidi, i bilobalidi ed i flavonoidi sono responsabili degli effetti farmacologici osservati e legati all’azione ACE-inibitoria e al miglioramento del rilascio di NO endoteliale. Comunque a fronte di queste evidenze sperimentali, in nessun trials clinico gli effetti cardiovascolari sono stati dimostrati; anzi gli studi di sicurezza evidenziano un alto rischio di sanguinamento associato all’effetto antiaggregante piastrinico.
-OLIO DI SEMI DI LINO, noto per le proprietà lassative derivanti dall’alto contenuto di fibre solubili ed insolubili, è molto ricco anche di lignani, dotati di attività estrogeno-like e di acido alfa-linolenico (omega 3). La presenza di queste tre classi di costituenti vegetali giustifica gli effetti benefici a livello cardiovascolare, che vengono osservati negli studi pre-clinici. Una meta-analisi condotta su 11 trials clinici e oltre 1000 pazienti dimostra che l’olio di semi di lino è capace di ridurre leggermente ma in modo significativo i valori di pressione sanguigna, sia sistolica che diastolica; senza variazione significativa dei parametri lipidici. Dal punto di vista della sicurezza d’uso, l’olio di semi di lino è ben tollerato, l’unico effetto avverso comune è rappresentato dalla diarrea provocato dall’alto contenuto di fibre.
-SOJA, consigliata per ridurre i valori di colesterolo e la pressione sanguigna. Gli effetti benefici della soja sono imputati principalmente agli isoflavoni, altamente presenti nel legume. Nel 1999 la FDA ha approvato il seguente claim: 25 g di proteine della soja al giorno, come parte di una dieta a basso contenuto di grassi e colesterolo, può contribuire a ridurre il rischio di patologie cardiovascolari. A conferma, un intake di circa 50g/giorno di proteine della soja è responsabile dell’abbassamento dei livelli di LDL e un’analisi recente condotta dall’EFSA supporta tale osservazione. Attualmente sussistono dubbi circa la sicurezza d’uso della soja, infatti si ipotizza che agli alti dosaggi ai quali si osservano gli effetti benefici detti sopra potrebbe corrispondere un aumentato rischio di iperplasia endometriale, cancro al seno, disfunzione della tiroide ed infertilità maschile, ancora da accertare.
-TE’ VERDE, è proposto nell’ambito cardiovascolare per ridurre i valori di colesterolo e migliorare il controllo della glicemia. Diversi studi osservazionali dimostrano che un intake di tè verde riduce la morbidità e mortalità per patologie cardiovascolari, e una review sistematica pubblicata su Cochrane analizza 11 trials clinici in cui si osserva una riduzione significativa dei valori di colesterolo, LDL e dei valori di pressione sistolica e diastolica. D’altra parte è stato anche pubblicato che il regolare consumo di tè verde riduce il rischio di diabete mellito di tipo II, ma nessun trial clinico al momento conferma questo dato epidemiologico. Questo prodotto erbale è complessivamente sicuro, sebbene siano state ritrovate piccole quantità di vitamina K, che potrebbero influenzare l’effetto di agenti anticoagulanti.
-UVA, il suo estratto è comunemente consigliato per il trattamento di molte patologie cardiovascolari. Gli studi pre-clinici dimostrano gli effetti antiaggreganti piastrinici e li imputano soprattutto alla componente polifenolica, rappresentata da resveratrolo, particolarmente presente nella buccia e proantocianidine complessate presenti nel seme. Una meta-analisi di 9 trials clinici, condotti su un totale di 390 pazienti, dimostra che l’estratto di uva è capace di abbassare leggermente ma significativamente i valori di pressione sistolica, dato confermato anche in un più recente trial clinico durato 6 settimane; tuttavia nessuna variazione dei valori di colesterolo e lipidi è stata rilevata. Sebbene gli studi disponibili supportino le speculazioni fatte negli studi pre-clinici, si attendono ulteriori evidenze prima di approvare l’impiego dell’estratto di uva nel trattamento delle patologia cardiovascolari.
 
In conclusione, a fronte di fondate evidenze sperimentali di efficacia delle erbe medicinali analizzate dagli autori, emerge che molto spesso mancano solide conferme dai trials clinici randomizzati, creando quindi una scissione tra dimostrazione pre-clinica di efficacia e reale valore traslazionale nel trattamento delle patologie cardiovascolari
 
Alla base di tale difficoltà di interpretazione possono esserci diversi fattori, uno di questi la bassa qualità dei trials clinici disponibili, un altro fattore è rappresentato dalla possibilità di contaminazione e/o sofisticazione del campione vegetale e infine da eventuali effetti indesiderati o interazioni di natura farmacocinetica o farmacodinamica che possono comparire quando tali prodotti vengono somministrati nell’uomo.
 
Parole chiave: erbe medicinali, patologie cardiovascolari, efficacia, sicurezza.
 
Fonte bibliografica: Herbal Medications in Cardiovascular Medicine. Liperoti R, Vetrano DL, Bernabei R, Onder G. J Am Coll Cardiol. 2017 Mar 7;69(9):1188-1199.
Ultimo aggiornamento: 14.04.2017
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