Efficacia della vildagliptina in aggiunta alla terapia con metformina in pazienti con diabete mellito di tipo 2 non controllato
A cura del Dott. Andrea Ballerini
Gli inibitori della dipeptidil peptidasi-4 (DPP-4i) sono una classe di farmaci utilizzati per il diabete mellito di tipo 2 (T2DM). Sono stati scoperti per la loro capacità di aumentare la sensibilità al glucosio delle cellule alfa e beta pancreatiche. In risposta ai DPP-4i, le isole pancreatiche aumentano i livelli di Glucagone Like Peptide-1 (GLP-1) e di peptide insulinotropico dipendente dal glucosio (GIP), stimolando la secrezione d’insulina ed inibendo il glucagone. I DPP-4i possono essere utilizzati come aggiunta alla terapia con metformina per migliorare il controllo glicemico senza avere effetti indesiderati sul peso o ridurre l'ipoglicemia.
La vildagliptina è un DPP-4i approvato EMA nel 2007 in monoterapia od associato ad altri farmaci ipoglicemizzanti. Studi clinici randomizzati (RCT) hanno dimostrato che la riduzione di HbA1c con la vildagliptina varia tra lo 0,4% e l'1,1%. Sono necessari studi post-marketing che utilizzano prove derivate dalla pratica clinica per l’efficacia effettiva di questi nuovi approcci farmacologici.
Solo pochi studi hanno esaminato l'efficacia della pratica clinica di routine della vildagliptina. Questi studi erano limitati da una durata di follow-up breve e da un tasso elevato di perdita di pazienti nel corso del follow-up.
 
L’obiettivo del presente studio osservazionale era di valutare l'efficacia a lungo termine della vildagliptina come terapia aggiuntiva alla metformina nel ridurre i livelli di HbA1c ed eventuali effetti sul peso corporeo e sui lipidi nel sangue.

Questo studio di coorte retrospettivo è stato eseguito utilizzando dati forniti dal Maccabi Healthcare Services (MHS), la seconda più grande organizzazione per la manutenzione sanitaria in Israele, con seguiti oltre 2 milioni di persone. Le banche dati centrali contengono informazioni su diagnosi, ricoveri, prove di laboratorio e farmaci dispensati, con specifici registri di pazienti computerizzati per le principali malattie croniche, come la malattia cardiaca ischemica, l'ipertensione e il diabete.
Sono stati identificati i pazienti con T2DM utilizzando i seguenti criteri: HbA1c ≥ 7,25%, glicemia ≥200 mg/dL (11,1 mmol/L), diagnosi precedente di diabete (ICD-9) o HbA1c ≥ 6,5%, glucosio> 125 mg/dL (6,9 mmol/L) od acquisto di farmaco antidiabetico per almeno due volte negli ultimi 2 mesi. Sono stati inclusi in questo studio tutti gli individui con T2DM con almeno 12 mesi di iscrizione e che hanno assunto la loro prima dose di vildagliptina tra il 1° giugno 2010 e il 30 aprile 2013. La data di acquisto della vildagliptina è stata definita come data indice ai fini delle analisi statistiche. Sono stati ammessi all’analisi i pazienti con livelli non controllati di HbA1c (7% o superiore) durante i 180 giorni prima della data dell'indice e trattati con metformina per almeno 60 giorni. Inoltre, sono stati considerati solo pazienti che hanno assunto la vildagliptina e la metformina per almeno 120 giorni nel periodo di 180 giorni dalla data indice e con almeno due misurazioni di HbA1c tra il periodo precedente e durante il follow-up (N = 377 pazienti). Sono stati esclusi i pazienti con malattia renale (GFR stimata inferiore a 60 ml/min/1,73 m2 o con indicazione della malattia renale nello stadio finale, n = 29 pazienti), gravidanza, diagnosi di cirrosi epatica o funzione epatica anormale durante il periodo di 120 giorni precedenti la data dell'indice (definiti come ALT o AST superiore al triplo del limite superiore normale, n=3 pazienti).
I dati estratti includevano la durata del diabete, il peso, l'altezza, l'ipertensione e la co-morbidità cardiovascolari, risultati di laboratorio di HbA1c e profilo lipidico. Il peso corporeo e l'indice di massa corporea (BMI) sono stati calcolati utilizzando le misurazioni raccolte entro 365 giorni prima della data di indice e di nuovo alla prima misurazione del follow-up (ottenuta tra 120 e 365 giorni dopo la data dell'indice). Lo studio è stato approvato dal consiglio di revisione istituzionale della MHS ed è stato eseguito in conformità alla Dichiarazione di Helsinki.
Le statistiche descrittive dei pazienti sono state rappresentate con media e deviazioni standard (SD) per variabili continue e numeri e percentuali per variabili categoriche. La significatività per le variabili continue parametriche e non parametriche tra gruppi di studio è stata calcolata utilizzando il t-test di Student ed il Wilcoxon rank-test rispettivamente. L’analisi della varianza (ANOVA) ed il test di Kruskal-Wallis sono stati utilizzati per confrontare le variabili parametriche e non parametriche per più di due sottogruppi. Il Chi-square test è stato utilizzato per confrontare variabili categoriche. Tutte le analisi sono state condotte utilizzando la SAS versione 9.2.
La popolazione totale studiata comprendeva 345 pazienti, con età media (SD) alla data di indice di 61 (11) anni, il 54% erano maschi ed il 28% era diagnosticato con T2DM da più di 10 anni. La dose giornaliera media di vildagliptina era 91,8 (14,4) mg. Dopo almeno 3 mesi di trattamento, il livello di HbA1c è stato ridotto significativamente dello 0,9% (95% CI: -1,0 a -0,7%, P <0,001) da un livello iniziale di 8,0%. Nel 47,4% dei pazienti i livelli di HbA1c hanno raggiunto meno del 7%, con un decremento significativo nel tempo (P <0,001) con una pendenza della regressione lineare dello 0,60 (95% CI da -0,69 a -0,52).
Sono state riscontrate riduzioni della massa corporea (-0,75 kg, 95% CI, -0,03 a -1,47 kg), BMI (-0,29 kg / m2, 95% CI: -0,03 a -0,55 kg / M2) e LDL-C (-4,05 mg/dL; 95% CI: -0,71 a -7,39 mg/dL), mentre non c'era alcuna variazione significativa nei livelli di HDL-C (-0,1 mg/dL; 95% CI: -0,7 a 0,5 mg/dL). Dei 306 pazienti (88,7%) esaminati per gli enzimi epatici; 15 (4,3%) e 7 (2,0%) pazienti avevano livelli di ALT o AST rispettivamente oltre tre volte e dieci volte rispetto a valori normali. Non sono stati segnalati casi di insufficienza renale o rabdomiolisi.
 
Questo studio ha confermato i risultati di precedenti studi clinici randomizzati e controllati, mostrando che la terapia aggiuntiva con vildagliptina in pazienti trattati con metformina è associata ad una riduzione significativa dei livelli di HbA1c, con potenziali effetti positivi sul peso ed i lipidi nel sangue.

L'entità del miglioramento dei livelli di HbA1c durante il periodo di follow-up è stata simile a quella riportata in RCT di 24 settimane. Inoltre, la correlazione tra livelli di HbA1c elevati ed un maggiore miglioramento del controllo glicemico era simile in questo studio ed altri precedenti RCT. Il miglioramento glicemico è stato paragonabile a gruppi di età diversi, compresi gli anziani. Un altro studio aveva dimostrato come benefici sul controllo glicemico possano anche essere ottenuti dall’aggiunta della terapia con metformina a pazienti trattati con vildagliptina.
Tra le limitazioni del seguente studio vanno citate l’inclusione di persone con valori noti di HbA1c (92% della coorte con T2DM nel registro MHS), la mancanza di un gruppo di controllo e l’assenza di quantificazione della presenza di eventuali diete e terapie basate sull’esercizio fisico.
 
Parole chiave:
Diabete di tipo 2, vildagliptina, metformina, efficacia
 
Conflitto di interessi:
Gli autori hanno dichiarato assenza di conflitto di interessi.
 
Riferimenti bibliografici:
Melzer Cohen C, Davis C, Shalev V, Chodick G.
Effectiveness of Vildagliptin as add-on to Metformin Monotherapy among Uncontrolled Type 2 Diabetes Mellitus Patients in a Real-World Setting.
J Diabetes. 2017 Apr 18. doi: 10.1111/1753-0407.12560. [Epub ahead of print].

 


 
Ultimo aggiornamento: 14.05.2017
Disclaimer - Ricezione pubblicazioni SIF - Sostieni la Ricerca - Chi siamo