SOCIETA' ITALIANA DI FARMACOLOGIA
SIF - INFORMA
Newsletter N°34 del 19 Luglio 2010
Sommario
- Lo Studio Osservazionale del Mese, a cura del Dr. Gianluca Trifirò - “Propranolol and the risk of hospitalized myopathy: translating chemical genomics findings into population-level hypotheses”
- Editoriale sulla Medicina di Genere, a cura della Dott.ssa Ilaria Campesi – “Putting gender on the agenda”
- Farmacologia di genere - Flavia Franconi, Simona Montilla, Stefano Vella
- Antibiotics Should Be Assigned to a Special Drug Class to Preserve Their Power
- VI Corso “Epidemiologia clinica delle demenze” – Roma, ISS, 11-15 Ottobre 2010
- V Convegno “Prevenire le complicanze del diabete: dalla ricerca di base all’assistenza” – Roma, ISS, 7-8 Marzo 2011
- "VII International Conference on Rare Diseases and Orphan Drugs" (ICORD 2011) – Tokio, 21-23 Maggio 2011
- Premio Farmindustria 2010 – Ci scrive una delle vincitrici, la Dott.ssa Cristina Perrotta
- Premio Farmindustria 2010 - Ci scrive una delle vincitrici, la Dott.ssa Federica Finetti
Dall’archivio del Prof. Paolo Preziosi (Università Cattolica di Roma), che si ringrazia:
- Copia fronte/retro della tessera di appartenenza alla SIF del Prof. A. Imbesi dalla fondazione della Società alla chiusura del periodo bellico.
Dall’archivio del Prof. Enzo Chiesara (Università di Milano), che si ringrazia:
- 1965. Congresso Palermo. Tra gli altri si riconoscono i Professori Donatelli, Orestano, Clementi, Carminati, Cima (sul fondo), Piccinini, Chiesara (assopito).
Dall’archivio della SIF:
- Premio Farmindustria 2010. Una delle vincitrici, la dott.ssa Stefania Schiamone (Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia “Vittorio Erspamer”, Università di Roma “La Sapienza”), di cui era stato riportato un commento sul SIF-informa N.32-2010, è diventata mamma di due gemelli. Ancora AUGURI Dott.ssa Schiavone da tutta la SIF!
Lo Studio Osservazionale del Mese, a cura del Dr. Gianluca Trifirò
Luglio 2010
“Propranolol and the risk of hospitalized myopathy: translating chemical genomics findings into population-level hypotheses”
Soko Setoguchi, et al. Am Heart J 2010; 159: 428-33”.
Il testo complete è disponibile su SIFWEB alla pagina:
Editoriale sulla Medicina di Genere: “Putting gender on the agenda”
(Nature 2010; 465: 665)
A cura della Dott.ssa Ilaria Campesi (Università di Sassari)
La ricerca biomedica continua ad usare molti più soggetti di sesso maschile rispetto alle femmine sia negli studi sugli animali che nei test clinici sull'uomo. La letteratura riguardante le differenze tra uomo e donna comprende ormai tutta una serie di informazioni riguardanti differenze nell’espressione genica e una maggiore suscettibilità di reazioni avverse nelle donne rispetto agli uomini. Eppure, nonostante la ovvia rilevanza di queste differenze di sesso, tre articoli riportati in questo numero di Nature (pagine 688-690) documentano che i soggetti di sesso maschile continuano a dominare gli studi biomedici, nonostante le riforme intraprese negli anni ‘90, quando la discriminazione sessuale nella sperimentazione umana fu riconosciuta per la prima volta come un problema.
Certo, ci possono essere motivi legittimi per inclinare i rapporti (usare modelli maschili per minimizzare la variabilità a causa del ciclo di estro degli animali) ma il loro effetto cumulativo è dannoso: la medicina attualmente applicata alle donne è meno basata sulle prove di quella applicata agli uomini.
La comunità scientifica dovrebbe assumere una serie di misure per affrontare questo problema, le riviste dovrebbero insistere sul fatto che gli autori riportino il sesso degli animali negli articoli pubblicati e le agenzie di finanziamento dovrebbe esigere che i ricercatori giustifichino nelle loro proposte di finanziamento le disuguaglianze di sesso e, a parità di fattori, dovrebbero favorire studi più equi.
Tutti dovrebbero, inoltre, cominciare a pensare seriamente su come affrontare la più fondamentale differenza di sesso: la gravidanza. Anche le donne in gravidanza possono avere necessità di un trattamento anche se il feto è altamente vulnerabile ed esse sono sottoposte a enormi cambiamenti ormonali. L’ingresso delle donne gravide negli studi clinici è problematico e pone una serie di ragioni etiche. Ma ignorare il problema non è una risposta: una possibile soluzione è la raccolta sistematica e retrospettiva dei dati sulle donne che hanno scelto di assumere un farmaco non studiato, mentre erano in stato di gravidanza.
Più in generale, le agenzie regolatorie dovrebbero garantire che medici e i pazienti siano consapevoli delle differenze sessuali nelle reazioni ai farmaci e nei dosaggi e le istituzioni dovrebbero sottolineare l'importanza della formazione dei nuovi medici nel modo in cui i sintomi della malattia e le risposte ad un farmaco possono differire nei due sessi. Questi possono essere i primi passi in direzione di una medicina davvero personalizzata.
Riferimenti bibliografici:
Alison MK et al. Sex bias in trials and treatment must end. Nature 2010; 465: 688-689.
Baylis F. Pregnant women deserve better. Nature 2010; 465: 689-690.
Zucker I and Beery AK. Males still dominate animal studies. Nature 2010; 465: 690.
Farmacologia di genere - Flavia Franconi, Simona Montilla, Stefano Vella
Presentazione a cura del presidente Carlo Riccardi
Le più recenti acquisizioni scientifiche nell’ambito della medicina molecolare, e in particolare della farmacogenetica, hanno posto il problema dell’individualizzazione della terapia. Conseguentemente, sono emerse nuove problematiche relative al disegno sperimentale riguardante la farmacoterapia e la valutazione dei risultati degli studi di farmacologia clinica.
Accanto alla farmacogenetica, altre problematiche, importanti nella valutazione della risposta ai farmaci in termini sia di risposta terapeutica sia di reazioni avverse, sono emerse all’attenzione degli sperimentatori e degli operatori sanitari, quali ad esempio: le differenze riscontrabili nell’anziano, nel bambino/adolescente (e comunque in campo pediatrico), e infine le differenze di genere tra uomo e donna.
È chiaro dunque come gli studi di farmacoterapia debbano tenere conto, oltre che degli aspetti farmacogenetici, anche di tutte queste variabili che tanto incidono sulla riposta ai farmaci, curando con particolare attenzione, ad esempio, l’arruolamento di congrui numeri di donne negli studi clinici e definendo quindi nuovi criteri atti a progettare un corretto disegno sperimentale.
In particolare, sempre di più si avverte la necessità di considerare debitamente tutte le osservazioni che evidenziano come nel campo della salute le differenze di genere stiano sempre più emergendo e riguardino tutti i campi della medicina, inclusa la terapia farmacologica, anche se specifici studi genere-mirati non sono certamente stati molto frequenti negli anni passati.
Questa monografia ha lo scopo di mettere in evidenza le più importanti problematiche relative alla Farmacologia di Genere tramite la trattazione degli aspetti farmacocinetici e farmacodinamici che condizionano l’azione dei farmaci, così come la rilevanza del “genere” quale fattore di rischio per le reazioni avverse.
La giusta considerazione di tutte queste tematiche potrà certamente giovare a un più corretto approccio terapeutico e quindi al miglioramento della salute.
Introduzione a cura di Daniela Melchiorri (Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia, Università La Sapienza, Roma)
Gli uomini e le donne, pur essendo soggetti alle medesime patologie, presentano sintomi, progressione delle malattie e risposte ai trattamenti molto diversi tra loro. Ciò è dovuto non solo a differenze biologiche, nel sistema riproduttivo e nel sistema ormonale, ma anche a tutte quelle variabili determinate dall’ambiente, dal tipo di società, dall’educazione, dalla cultura e dalla psicologia dell’individuo. Le malattie cardiovascolari, il diabete, l’obesità, il carcinoma del polmone, l’osteoporosi, le malattie infettive, i disturbi dell’umore e del sistema immunitario sono le aree in cui si annoverano le maggiori differenze.
La ricerca scientifica in passato ha trascurato l’influenza del genere sulla fisiologia, sulla fisiopatologia e sulle caratteristiche cliniche delle malattie umane. Solo di recente la medicina sta investigando quali siano i meccanismi sottostanti a queste differenze e come la diagnosi e il trattamento delle malattie possano variare in funzione del genere.
Le donne consumano più farmaci e li associano più frequentemente tra loro, sono soggette più spesso a reazioni avverse, molte volte più gravi di quelle degli uomini: eppure le donne sono sottorappresentate nei trial clinici e subiscono protocolli di ricerca che non tengono conto della loro diversità. In questa monografia viene trattata, per la prima volta in modo sistematico, l’influenza del genere nella risposta ai farmaci, analizzando le differenze farmacocinetiche e farmacodinamiche delle principali categorie farmacologiche.
Attraverso questa monografia si inizia a colmare una lacuna del sapere scientifico contribuendo alla diffusione della cultura di genere tra gli operatori sanitari. Una più ampia consapevolezza delle differenze di genere potrà suggerire approcci terapeutici più appropriati in funzione della complessità della vita della donna e contribuire a promuovere, ce lo auguriamo, politiche di promozione e tutela della salute che tengano conto delle differenze di genere. L’obiettivo finale è quello di migliorare lo stato di salute delle donne e degli uomini.
Antibiotics Should Be Assigned to a Special Drug Class to Preserve Their Power.
APUA (the Alliance for the Prudent Use of Antibiotics) founded in 1981 and based at Tufts University in Boston, Mass., is the leading, independent non-governmental organization dedicated to preserving the power of existing antibiotics and increasing access to needed new agents.
The president Stuart Levy (an internationally recognized authority and professor of molecular biology and microbiology and of medicine at Tufts University School of Medicine) on July 13th 2010 suggested that the U.S. Food and Drug Administration (FDA) classify antibiotics as “societal drugs” and impose stricter access to them, as it does with narcotics and psychoactive drugs.
Levy said “Antibiotics are different from all other drugs. Unlike, for example, drugs administered for heart disease, which affect the treated person and has no impact on anyone else, antibiotics affect the treated individuals, others sharing the environment, as well as the larger community.”
According to Levy, antibiotics affect society at large by giving a survival advantage to drug resistant organisms, which then spread to others. He cited a British study which found that if one person was taking an antibiotic for acne, others residing in the same home had 1000 times more multi-drug resistant bacteria on their skin than did members of a household without antibiotic use. “We need to recognize the special nature of antibiotics and for that reason grant them a unique classification among prescription drugs,” Levy said. “As life-saving societal resources, they should be allotted a status apart from drugs that affect individuals alone. That special status would also include special guidelines to promote more prudent use of antibiotics by practitioners and patients.” As antibiotic misuse and overuse increases—including in animal food production and consumer products—bacteria respond by developing resistance to them. Today, more than 60% of staph infections are drug resistant, according to APUA, including those affecting various areas and organs of the body such as the skin, lungs, urinary, and intestinal tracts. Many are also becoming resistant to various types of antibiotics. Antibiotic resistance is costly to fight. According to a recent study sponsored by APUA, the estimated annual cost of antibiotic resistance in U.S. hospitals is more than $20 billion and adds 6.4 – 12.7 hospital days per patient stay. Currently, the pipeline for new antibiotics is lean, in part because large pharmaceutical companies have focused their efforts on developing drugs to treat chronic illnesses since those drugs are more lucrative. In assigning antibiotics to a new class of drugs, the FDA could offer incentives for pharmaceutical firms to more aggressively discover and develop new antibiotics".
APUA (www.apua.org) conducts a multidisciplinary research program to provide evidence to inform and shape public policy. With chapters in 60 countries, APUA works to improve the use of antibiotics worldwide to preserve their ability to cure infections.
VI Corso “Epidemiologia clinica delle demenze”
Roma, ISS, 11-15 Ottobre 2010 - ECM
Nei giorni 11-15 ottobre 2010 si svolgerà presso l’Istituto Superiore di Sanità (Aula Pocchiari, Viale Regina Elena, 299, Roma). Il corso è gratuito. L’iscrizione può essere effettuata via fax (06 49904248) oppure online tramite il link http://www.iss.it/site/reg. In entrambi i casi inviare un breve curriculum vitae.
La scadenza per la presentazione della domanda è il 10 settembre 2010 e sarà ammesso un massimo di 35 partecipanti. Per ulteriori informazioni, cliccare sul seguente link:
http://www.sifweb.org/eventi/vi_corso_epidemiol_demenze_roma_iss_2010.pdf.
V Convegno “Prevenire le complicanze del diabete: dalla ricerca di base all’assistenza” – Roma, ISS, 7-8 Marzo 2011
Nei giorni 7-8 marzo 2011 si svolgerà presso l’Istituto Superiore di Sanità (Aula Pocchiari, Viale Regina Elena, 299, Roma). Per ulteriori informazioni, rivolgersi a Paola Ruggeri (tel. 06-49904250; email paola.ruggeri@iss.it).
“VII International Conference on Rare Diseases and Orphan Drugs” (ICORD 2011).
Tokio, 21-23 Maggio 2011
Il Centro Nazionale Malattie Rare (Istituto Superiore di sanità) informa che nei giorni 21-23 Maggio 2011 si terrà a Tokyo il “VII International Conference on Rare Diseases and Orphan Drugs” (ICORD 2011). Per ulteriori informazioni, cliccare sul seguente link: http://icord.se/wp-content/uploads/FINAL_ICORD_first-announcement-R1.doc.
Premio Farmindustria 2010 - Ci scrive una delle vincitrici, la Dott.ssa Cristina Perrotta
Una delle vincitrici, la Dott.ssa Cristina Perrotta (Unità di farmacologia Clinica, Ospedale "Luigi Sacco", Università di Milano) ha scritto alla SIF quanto segue.
“Ricevere il premio Farmindustria per le ricerche farmacologiche è stato uno dei momenti più belli della mia “carriera” scientifica. Se 10 anni fa, quando, appena laureata, sono partita da Cosenza per trasferirmi a Milano con l’aspirazione di fare “ricerca” mi avessero detto che avrei vissuto una giornata come quella della premiazione non ci avrei mai creduto: “Chi? Io? Ma siete sicuri? Nooooo!!!”. Ed invece, eccomi lì, davanti ad una platea composta dai più grossi nomi della farmacologia italiana che applaudono me, che ancora mi sento, e sono, come quella studentessa che impaurita e sperduta sale sull’aereo per inseguire il suo sogno. Che emozione! E che soddisfazione! Sono sensazioni che, per chi fa questo mestiere, a parte quando si riesce a pubblicare un proprio lavoro, si provano rare volta nella vita.
Mi auguro che di riconoscimenti di questo tipo ce ne siano sempre di più e che si continui ad incoraggiare i giovani ad intraprendere il lungo cammino della ricerca. La Società Italiana di Farmacologia fa questo, ormai da anni, premiando i suoi giovani ricercatori, anche con borse di studio per lavorare all’estero, e dimostrando così grande lungimiranza nel supportare e motivare le nuove leve perché nel futuro possano continuare a svolgere sempre al meglio il loro lavoro.
Il mio sentito grazie va, quindi, alla SIF e a Farmindustria per il riconoscimento, per me importante, dato al mio lavoro e alle persone che con me hanno contribuito a realizzarlo”.
Premio Farmindustria 2010 - Ci scrive una delle vincitrici, la Dott.ssa Federica Finetti
Una delle vincitrici, la dott.ssa Federica Finetti (Dipartimento di Biologia Molecolare, Sezione di Farmacologia, Tossicologia e Chemioterapia, Università di Siena) ha scritto alla SIF quanto segue.
“Quando ad aprile ho presentato la domanda per uno dei premi istituiti da Farmindustria per le ricerche farmacologiche non avrei mai creduto che alla fine sarei risultata vincitrice. Per me è stato motivo di grandissima e inaspettata gioia dopo un duro lavoro durato mesi e perciò ringrazio infinitamente per il riconoscimento che mi è stato conferito. Questi premi sono secondo me importantissimi soprattutto perché riaccendono l'entusiasmo e fanno aumentare la già grande passione per un lavoro che è in realtà la nostra vita, specialmente oggi, in un periodo in cui guardando verso il futuro vediamo solo tanti punti interrogativi.
In Italia infatti la ricerca è messa sempre più a dura prova da situazioni in cui precariato, mancanza di fondi o situazioni delle Università in cui lavorano annullano ogni prospettiva e spesso molti giovani rinunciano a fare ricerca per trovare stabilità. Per questo vorrei ringraziare ancora la SIF che cerca da sempre di accompagnarci nel modo della ricerca offrendo la possibilità di premi di questo tipo ma anche, ad esempio, borse per partecipare a congressi che consentono a noi giovani di incontrarci e confrontarci nella speranza di costruire anche noi un futuro in questo settore”.Dall’archivio del Prof. Paolo Preziosi (Università Cattolica di Roma)
Copia fronte/retro della tessera di appartenenza alla SIF del Prof. A. Imbesi dalla fondazione della Società alla chiusura del periodo bellico.
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Dall’archivio del Prof. Enzo Chiesara (Università di Milano)
1965. Congresso Palermo. Tra gli altri si riconoscono i Professori Donatelli, Orestano, Clementi, Carminati, Cima (sul fondo), Piccinini, Chiesara (assopito).
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Dall’archivio della SIF
Premio Farmindustria 2010. Una delle vincitrici, la Dott.ssa Stefania Schiavone (Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia “Vittorio Erspamer”, Università di Roma “La Sapienza”), di cui era stato riportato un commento sul SIF-informa N.32-2010, è diventata mamma di due gemelli. Ancora AUGURI Dott.ssa Schiavone da tutta la SIF!
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SIF - Informa n°34 del 19 Luglio 2010
Newsletter della Società Italiana di Farmacologia (SIF)
Registrazione del Tribunale di Milano n° 711 del 27/11/2008
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Coordinatore: Dott.ssa Alessandra Russo
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